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N.14 - Tripping on Vesuvius

Il Vesuvio: stiamo parlando dell’elemento più rappresentativo di Napoli e della Campania intera nel mondo. Lo ritroviamo nella poesia, nella musica, nell’arte, nei fumetti e ovviamente in tantissime leggende. Oggi è circondato da 20 comuni e quasi un milione di abitanti che ogni giorno si svegliano ai suoi piedi.


Da dove viene il suo nome? Esistono alcune ricostruzioni popolari che riconducono la parola alla radice etrusca VES, che significherebbe fuoco, o al nome di uno dei capitani greci che per primi, partiti dall’Eubea, in pieno Mar Egeo, dominarono quei territori. Una delle leggende più pittoresche lo vede invece consacrato al semi-Dio Ercole, figlio di Zeus, così come la città di Ercolano che giace ai suoi piedi.


Intellettuali latini come Seneca, Plinio il Vecchio e Virgilio, ignari che il gigantesco monte avesse un passato nefasto, fatto di sconvolgenti eruzioni, lo etichettarono come locus amoenus.

In questi campi resta vivo, tutt’oggi, soprattutto l’antico culto del vino. Tra tutti ricordiamo il Lacryma Christi. Secondo una delle leggende Lucifero, dopo la sua cacciata dalle schiere di angeli celesti, fu scagliato da Dio stesso nel vulcano di Napoli. Gesù allora, dispiaciuto di aver perso il più bello dei suoi angeli, pianse. Una lacrima cadde proprio in quest’area, da cui nacquero i vigneti.


Gli antichi, dopo l’eruzione del 79 d.C., lo associano ad Ade, signore degli inferi, e interpretarono la sua eruzione come manifestazione dell’ira divina. Ne scrisse Goethe nel suo “Viaggio in Italia”, ne fece poesia Giacomo Leopardi ne “La Ginestra”, parallelismo tra uomo e natura, simbolo di coraggio e resistenza di fronte all’ineluttabilità della natura.


Il Vesuvio: un vulcano, un monte, una minaccia, un guardiano, un simbolo, vicino un palmo di mano eppure sempre inafferrabile. Un trip.



Lorenza Sabatino




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